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Forza Italia e Casalesi alla conquista di Fondi - Il Manifesto

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ritratto di redazione
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di Andrea Palladino
Il Manifesto, 26-Ottobre-2008

Camorra, 'ndrangheta e destra nel sud del Lazio

Solo pochi chilometri dividono il sud del Lazio dalla terra di Gomorra, quella provincia di Caserta ventre molle della democrazia italiana. Andando da Latina verso il Garigliano le strade sono divise tra coltivazioni e stabilimenti turistici. Sperlonga, Minturno, Gaeta, Formia sulla costa; la città di Fondi nell'entroterra, sulla via che porta verso la provincia di Frosinone. Ed è terra di cosche questa provincia sud del Lazio, dove vivono ormai da decenni famiglie che rappresentano il peggio delle mafie della Campania, della Calabria e della Sicilia. Convivono spartendosi le attività economiche, in piena pax mafiosa. Nessuna faida, nessuna guerra tra clan, ma un silenzioso interesse comune, spesso basato su intrecci familiari.
Anni di silenzio giudiziario sono stati interrotti da poco da una serie d'inchieste della Dda di Roma, che dal 2005 ha iniziato ad osservare da vicino le attività dei clan. Un'inchiesta in particolare - partita alla fine del 2007 - sta mettendo in luce anche le tante e articolate coperture e complicità politiche, che - secondo gli investigatori - coinvolgono Forza Italia. Pezzi del consiglio comunale di Fondi, assessori e consiglieri regionali, fino a sfiorare il senatore Claudio Fazzone, vero boss politico della zona e potente presidente di Acqualatina, il gestore idrico partecipato da Veolia. Anche se non risulta indagato, è indubbio che il sistema di influenza del principale rappresentante forzista nella zona sia il giusto contesto in cui inquadrare le inchieste in corso. Claudio Fazzone al suo esordio nel Senato - nel 2006 - fece man bassa di preferenze, raccogliendo 37.000 voti da queste parti. Solo un anno prima alle regionali era risultato il candidato più votato in Italia. E se Formia è il feudo di Forza Italia, Fazzone ne è senza dubbio il padrone incontrastato.
Sono i carabinieri di Latina a scoprire, alla fine dello scorso anno, che le indagini che stavano conducendo su alcune famiglie della 'ndrangheta presenti da anni nel sud del Lazio li stavano portando dritti verso le complicità politiche, verso quella fitta rete di complicità, ricatti e amicizie inconfessabili che qui domina ovunque. Gli investigatori stavano da mesi indagando sulle famiglie calabresi Tripodo e Trani e su un siriano, Hassan Bouzan, che controlla alcuni locali notturni molto conosciuti della costa del sud del Lazio, come «La Bussola» di San Felice al Circeo.
I Tripodo sono ben noti nell'area. I fratelli Carmelo e Venanzio - che si occupano di pulizie - sono i figli di Domenico Tripodo, arrestato nel 1975 e ucciso un anno dopo nel carcere di Poggioreale dai cutoliani. Era un vero capobastone, caduto in disgrazia in Calabria dopo uno scontro feroce con i Di Stefano. Ed è proprio indagando sui rapporti e sugli affari dei Tripodo che emergono le figure dei politici. Per i carabinieri le cosche si possono basare su una sorta di gruppo di appoggio, che è in grado di garantire le porte giuste per entrare nella pubblica amministrazione.
Le figure chiave sono l'ex assessore ai lavori pubblici di Fondi Riccardo Izzi e il consigliere regionale del Lazio Romolo Del Balzo. Tutte e due di Forza Italia, tutte e due sotto la tutela politica del senatore di Forza Italia Claudio Fazzone. Del Balzo era già conosciuto alle forze di polizia per gli stretti legami che negli anni passati ha avuto con Alberto Beneduce, esponente di spicco del clan dei Bardellino, ucciso in un agguato nell'agosto del 1990.
Tante le telefonate che si scambiano politici e uomini vicini alle famiglie sospettate di essere terminali della 'ndrangheta. Il giovane assessore Izzi - primo degli eletti nel comune di Fondi - si interessa a tutto, dai pagamenti da sollecitare per le aziende amiche, alle autorizzazioni da oliare. Romolo Del Balzo si occupa invece - per gli inquirenti -di raccomandazioni per posti di lavoro, mandando via fax i risultati dei test prima delle prove e dandosi da fare per piazzare persone amiche in Acqualatina.
L'inchiesta ha una svolta inaspettata all'inizio del 2008. Izzi subisce un attentato, gli bruciano la macchina, un chiaro segno di avvertimento. Spaventato corre dai carabinieri di Latina e chiede di parlare con i magistrati della Dda di Roma, che stanno conducendo le indagini anche su di lui. Poche ore prima di incontrare gli inquirenti - racconterà - viene contattato da Claudio Fazzone. Il senatore sa tutto - dice agli inquirenti - sa che sta per andare alla Dda e che potrebbe collaborare. Ed è esplicito nel chiedergli di lasciare la politica, di dimettersi da assessore. Lo stesso ultimatum - secondo Izzi - gli arriva dal sindaco di Fondi Parisella - sempre di Forza Italia - che gli dice chiaramente che lui con la politica ha finito.
Izzi è spaventato. Ammette di essere stato eletto con i voti delle famiglie Tripodo, Trani e Zizzi, tutti calabresi. Racconta anche di quello che gli uomini legati alle famiglie in odore di 'ndrangheta gli chiedevano. Piaceri apparentemente piccoli, ma inquietanti, come quello di far avere la residenza alla moglie di un esponente del clan dei Casalesi. Spiega infine di come ripuliva nelle attività della sua impresa assegni provenienti dai giri di usura, che da queste parti vedono la malavita organizzata protagonista.
Quello che racconta l'ex assessore di Fondi è fondamentale per gli investigatori. Ed è proprio dalle sue dichiarazioni che sarebbe partita la commissione d'accesso nel comune di Fondi e la richiesta di commissariamento del prefetto Frattasi, sul tavolo del ministro Maroni da settembre.
Nei mesi scorsi le indagini sono proseguite, ricostruendo un fittissimo giro d'usura che coinvolge un immobiliarista di Fondi, Massimo Di Fazio e Vincenzo Garruzzo, detto «Zi Vince», noto boss locale. Nel troncone delle indagini sull'usura il livello politico sarebbe stato per ora stralciato, probabilmente per poter approfondire le indagini e per capire fino a che punto si siano spinte le complicità. Per il prefetto di Latina, però, le connivenze sono chiare. Nella relazione inviata a Maroni Frattasi chiama in causa il sindaco forzista di Fondi Parisella, parte del consiglio comunale e «la stessa macchina amministrativa» del comune. Nella richiesta di commissariamento si legge chiaramente che vi era una vera e propria contiguità tra Carmelo Tripodo e pezzi di Forza Italia del sud del Lazio.
Gli esponenti di Forza Italia di Latina per ora tacciono, almeno pubblicamente. Anzi proprio Del Balzo sta lavorando per lanciare la candidatura del senatore Fazzone a presidente della Regione Lazio. E' un senatore al secondo mandato, in un collegio blindato come quello di Fondi. Ha poi un posto strategico nelle commissioni delle immunità parlamentari e per i procedimenti d'accusa. Una carica che potrebbe sempre tornargli utile.

ritratto di redazione
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di Attilio Bolzioni
La Repubblica, 19 novembre 2008

FONDI (Latina) - Lo "zio" Vincenzo è ricco, rispettato, tutti gli vogliono bene. "E tutti sono amici", dice lui che è appena uscito dal carcere dopo avere spogliato mezzo paese. Usura. Tutti sono "amici" a Fondi, basso Lazio, terra di confine che è diventata ormai provincia di Reggio e di Caserta. Quelli lì hanno messo le mani anche sul Comune.

A metà strada fra Roma e Napoli c'è un'invasione criminale come non accadeva in Italia dalla fine degli anni Sessanta, dai tempi del soggiorno obbligato, da quando i boss li "mandavano" fuori. Sono arrivati in massa anche questa volta, in punta di piedi e con le tasche piene di soldi. Comprano tutto, infettano, riciclano, costruiscono, corrompono, ricattano e a volte amministrano. Come a Fondi, paese famoso per quel mercato ortofrutticolo che è fra i più grandi d'Europa e dove il prefetto Bruno Frattasi ha "proposto" di sciogliere il Comune per infltrazioni di 'ndrangheta.

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni deciderà nei prossimi giorni, ma intanto la costa che scende verso il Garigliano è già stata conquistata. Ci sono tutti. I mafiosi di Palermo. I camorristi di Napoli. I Casalesi. I calabresi della Piana di Gioia di Tauro. Si sono acquartierati a Terracina, a Sperlonga, a Sabaudia e a Minturno, a Gaeta, a Formia.

Siamo andati a Fondi e per primo abbiamo voluto incontrare lo "zio" Vincenzo, uno che ha "coperture" in Municipio (anche la figlia Rosa era consulente del Comune) e un giro di denaro a strozzo che l'ha fatto diventare un piccolo califfo del paese. Il suo nome per intero è Vincenzo Garruzzo, cugini e consuoceri imparentati con i Bellocco e i Pesce di Rosarno, un'attività pulita al mercato ortofrutticolo, i suoi "canazzi da catena" sguinzagliati per l'Agro Pontino a riscuotere interessi al 120 per cento o a costringere alla svendita le aziende delle sue vittime.

Alla bisogna, quando qualcuno non onora i patti, fa arrivare "due nipoti da giù". Da giù: dalla Calabria. Da dieci giorni lo "zio" Vincenzo è agli arresti domiciliari, in una villa sull'Appia parla della sua Fondi: "Qui tutto è a posto, il polverone neanche lo vedo io?". Dagli affari di questo settantenne che sembra un tranquillo pensionato è cominciata l'indagine che ha portato cinque commissari prefettizi a frugare negli uffici comunali. Da lui, dai fratelli Carmelo Giovanni e Antonio e Venanzio Tripodo, da Aldo Trani e dall'ex assessore ai Lavori pubblici Riccardo Izzi. Tutti calabresi di un certo "nome" tranne l'assessore, l'unico però che si è pentito.

Una mattina di gennaio gli bruciano l'auto e lui, spaventato, prima corre dai carabinieri e poi dal prefetto di Latina. Racconta che l'hanno eletto nel 2006 con i voti delle "famiglie", racconta i favori che era costretto a fare (dalla concessione della residenza alla moglie di uno dei Casalesi alle lottizzazioni), racconta come il sindaco di Forza Italia Luigi Parisella e molti assessori della giunta venivano "condizionati". E' un pozzo nero quel Municipio.

Il prefetto si muove con prudenza, chiede al sindaco le dimissioni di Izzi, al Comune prendono tempo, si difendono e si ribellano contro le "infamità" vomitate dall'assessore pentito. Intanto si avvia verso la conclusione un'indagine dei carabinieri su "zio" Vincenzo e su altri pezzi grossi della politica della provincia. Affiora una Circeo Connection. Tutte le carte finiscono sulla scrivania del rappresentante di governo che decide il passo: l'"accesso" al Comune. L'11 aprile si insedia la commissione - un funzionario della prefettura di Messina, il viceprefetto vicario e il vicequestore di Latina, un tenente dei carabinieri, un capitano della finanza - per scoprire cosa c'è lì dentro.

In 507 pagine vengono ricostruite le contiguità, assunzioni sospette, speculazioni edilizie, gli scambi di voti, il denaro dell'usura reinvestito in cantieri e in negozi. Al centro della rete ci sono i quei "calabresi" e molti amministratori. E' l'8 settembre quando il prefetto chiede formalmente al ministro di "chiudere" il Comune.

"Ci hanno sputtanato", risponde il sindaco Luigi Parisella. E spiega: "Forse eravamo un paese a rischio, ma mai inquinato nel suo tessuto sociale ed economico. Ora però siamo esposti alla gogna". Al Comune lanciano accuse contro chi vuole "commissariare la democrazia", tutti confidano in una magistratura "molto equilibrata" che anche a Latina lascia le sue impronte. E intanto si scatenano con il resto del mondo. Con ricorsi al Tar - un inedito in materia di scioglimento dei comuni per infltrazione mafiosa - sulla "legittimità" dell'intervento prefettizio.

Con grandi regolamenti di conti interni allo schieramento di centrodestra: nel gorgo c'è il senatore Claudio Fazzone, il ras di Forza Italia nel basso Lazio. Con furibonde scorribande sulla carta stampata. Articoli violenti, il prefetto e la sua squadra indicati come "L'Antimafia dei puffi", paginoni velenosamente dedicati, attacchi molto feroci e personali. Tranne le cronache di "Latina Oggi" (il giornale di Giuseppe Ciarrapico), tutti gli altri fogli stanno dalla parte di chi difende "il buon nome" di Fondi. E' una piccola grande guerra che si combatte a sud di Roma dove dietro un'apparente calma e dentro una coltre di omertà - con accordi sottobanco e silenzi comprati - è partito l'assalto. Al lago di Sabaudia che è dentro il parco del Circeo - sito di interesse europeo protetto da convenzioni internazionali - e vogliono trasformarlo senza vergogna in un porto per maxi yacht. A Sperlonga, già invasa da un migliaio di nuovi abitanti che provengono quasi tutti dal casertano. Ancora a Fondi e al suo mercato ortofrutticolo.

Sul sito www. fondani. it l'altro giorno è partito anche il sondaggio: secondo voi a Fondi c'è davvero la mafia? Su 36 mila cittadini hanno risposto appena in 41: 28 hanno detto sì, 13 no. Che fine faranno lo "zio" Vincenzo e i suoi compari?

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/cosche-lazio/cosche-laz...

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