Category: Dal Mondo
E' FINALMENTE LIBERA AUNG SAN SUU KYI, premio Nobel per la pace e leader dell’opposizione birmana costretta agli arresti domiciliari da quindici anni. Ieri alcune indiscrezioni avevano lasciato sperare che la sua liberazione potesse avvenire prima del previsto e centinaia di persone avevano iniziato a raccogliersi intorno alla sua casa di Rangoon e alla sede del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia.
Aung San Suu Kyi è considerata la più importante dissidente al mondo dai tempi della detenzione di Nelson Mandela. Figlia di un generale del Partito comunista birmano, la sua famiglia è sempre stata al centro delle vicende politiche del proprio paese. Da giovane studiò prima a Delhi e poi a in Inghilterra, per poi cominciare a lavorare alle Nazioni Unite.
Ritornata in Birmania nel 1988, proprio nel mezzo delle grandi manifestazioni studentesche di protesta di quell’anno, fondò la Lega Nazionale per la Democrazia in risposta alla presa di potere di una nuova giunta militare. Fu arrestata per la prima volta nel 1989 con l’accusa di costituire un «pericolo per lo stato». Quando l’anno dopo i capi della giunta decisero di concedere libere elezioni per sancire la propria ascesa al governo, il suo partito ottenne una schiacciante vittoria con più dell’ottanta percento dei voti nonostante la sua assenza. I militari annullarono i risultati.
E' un dato di fatto chi ha troppo e chi niente, induce a riflettere, prendere coscienza e attivarsi per cercare di colmare il vuoto, le distanze esistenti fra le popolazioni che muoiono di fame , quelle che vivono nell'abbondanza economica e alimentare.
Il cosi detto progresso di sviluppo economico, invece di avvicinare i cittadini del mondo con i loro bisogni, ha accentuato la distanza fra poveri e ricchi, ed è sempre più lontano da noi il mondo di quelli che muoiono di fame, nonostante che tutti i giorni ci vengono date notizie di persone che soffrono e chiedono un aiuto e di notizie di bambini che muoiono di fame.
825 milioni, secondo gli ultimi dati diffusi della FAO, un bambino ogni otto secondi, una cifra veramente spaventosa. Viene da chiedersi il perché succede tutto questo, in un mondo in cui la produzione è aumentata e la torta è più grande rispetto al passato, le porzioni non sono tali da garantire, che chi ha più bisogno di cibo non lo ottenga, troppa indifferenza, troppo egoismo.
Bisogna abolire il debito dei paesi poveri, che hanno nei confronti dei paesi ricchi, non solo nell'isola di Antigua, diventando poi un paradiso fiscale, cosi riferirono i giornali alcuni giorni fa.
Gli stati più sviluppati aumentare lo stanziamento economico di aiuto per i paesi poveri e non come è avvenuto in Italia negli ultimi anni è stato diminuito.
Diminuzione delle spese militari e della fornitura di armi nei paesi poveri.
Fornire ai paesi poveri attrezzature per favorire la coltivazione agricola, per fare pozzi per l'acqua, per irrigazione.
Forse non dobbiamo più stupirci se in un “regime leggero” le manifestazioni di piazza non fanno più notizia. Se per attirare l’attenzione della stampa i lavoratori che difendono i propri diritti devono salire sui tetti delle fabbriche. Se tre operai di Melfi reintegrati dal giudice devono appellarsi al Presidente della Repubblica per respingere l’umiliazione di essere mantenuti da chi li ha licenziati. È allora possibile che, nell’epoca del berlusconiano “risorgimento nucleare”, 100mila persone che sfilano in corteo per dire il proprio “no” al nucleare siano resi invisibili all’opinione pubblica e considerati ininfluenti ai processi democratici per cui reclamano il diritto di partecipare.
Nichi Vendola è attualmente il Governatore della regione Puglia, al suo secondo mandato dal 2005. Leader e portavoce nazionale del movimento politico Sinistra ecologia libertà, ha in passato militato nel Partito comunista italiano e in Rifondazione comunista, dove in entrambi i casi ha ricoperto più volte incarichi di direzione e coordinamento nazionale, sedendo anche nella Camera dei deputati con Rifondazione per quattro legislature (XI, XII, XIII e XIV). Recentemente e a partire da un'esperienza inizialmente circoscritta alla sola Puglia e con funzioni di comitato elettorale, ha seguito la nascita spontanea delle ormai famose fabbriche di Nichi, laboratori civici per il volontariato e l'attivismo politico sulla scia della sua politica regionale.
Mancano ormai pochi giorni a quello che sarà il primo vero banco di prova delle fabbriche di Nichi e pochi mesi a quello che sarà il congresso fondativo di Sinistra ecologia e libertà. In questo caso la posta in gioco - la credibilità e l'esistenza stessa di questo nuovo partito - è altissima.
Susanna Curci ha intervistato Nichi Vendola per Die Brücke, circa la sua esperienza in regione ed il suo futuro politico.
Il 16, 17 e 18 luglio a Bari si terranno gli stati generali delle fabbriche di Nichi. Le fabbriche sono nate in Puglia come "comitati elettorali" per la sua candidatura a governatore della Regione. Cosa sono oggi? Quali sono i loro obiettivi?
Imbarazzo. Ho accolto così i primi commenti di chi oggi mi ha riferito della morte delle ventuno persone (già, non sei) in Afghanistan. Con ancor più imbarazzo leggo le reazioni della blogosfera e le dichiarazioni politiche. Il fatto in sè, la morte orribile di queste persone, diventa pretesto per parlar d'altro. E non solo: come se questo "altro" fosse un "altro" diverso da quello di ieri. Come se questo attentato avesse cambiato di una virgola lo scenario generale. Come se fosse un evento del tutto inatteso e imprevedibile. Una serie di non sequitor ai quali è difficile rispondere con un discorso articolato. Ne cito alcuni, in ordine sparso, letti o sentiti da illustri sconosciuti, opinionisti tuttologi e classe politica sparsa. Evito di citare chi ha pronunciato cosa, non vuole essere un attacco a questo o quello.
"Adesso è il momento dell'unità": non mi è molto chiaro su cosa bisogna esser uniti. E diventa già molto difficile commentare. Ma mi chiedo comunque, ieri potevamo esser divisi? E domani? Non è accaduta una fatalità, come potrebbe esser un terremoto. In Afghanistan gli attentati contro i contingenti militari sono all'ordine del giorno. Lo sapevamo ieri e lo sapremo domani. E già ieri avevo una opinione, di gran lunga divergente da chi ha pronunciato queste parole, e non vedo perchè cambiarla proprio oggi.
Concittadini, oggi sono qui di fronte a voi con umiltà di fronte all'incarico, grato per la fiducia che avete accordato, memore dei sacrifici sostenuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato durante questa transizione.
Sono quarantaquattro gli americani che hanno giurato come presidenti. Le parole sono state pronunciate nel corso di maree montanti di prosperità e in acque tranquille di pace. Ancora, il giuramento è stato pronunciato sotto un cielo denso di nuvole e tempeste furiose. In questi momenti, l'America va avanti non semplicemente per il livello o per la visione di coloro che ricoprono l'alto ufficio, ma perché noi, il popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e alla verità dei nostri documenti fondanti. Così è stato. Così deve essere con questa generazione di americani.
Che siamo nel mezzo della crisi ora è ben compreso. La nostra nazione è in guerra, contro una rete di vasta portata di violenza e odio. La nostra economia è duramente indebolita, in conseguenza dell'avidità e dell'irresponsabilità di alcuni, ma anche del nostro fallimento collettivo nel compiere scelte dure e preparare la nazione a una nuova era. Case sono andate perdute; posti di lavoro tagliati, attività chiuse. La nostra sanità è troppo costosa, le nostre scuole trascurano troppi; e ogni giorno aggiunge un'ulteriore prova del fatto che i modi in cui usiamo l'energia rafforzano i nostri avversari e minacciano il nostro pianeta.
Mentre il Partito Democratico si dibatte con i problemi della sua collocazione europea, per Sinistra Democratica da questo punto di vista i problemi sono molto più semplici.
Non siamo un partito e, come i nostri iscritti e simpatizzanti sanno, questa è stata una scelta consapevolmente rivendicata.
"Non c'è il bisogno in Italia di un ennesimo partitino della sinistra" rispendevamo a chi ci rimproverava la vocazione scissionista della sinistra.
Il nostro obiettivo, rivelatosi molto più difficile del previsto, è quello di ricostruire in Italia una sinistra credibile nei suoi riferimenti ideologici, morali e culturali; efficace nella sua capacità di incidere sulla realtà; utile a tante e a tanti a cominciare da chi lavora, ma non solo.
Questa nostra caratteristica fa sì che non dobbiamo firmare il "Manifesto socialista europeo" come hanno fatto altri leader di partito, ed un po' improvvidamente Piero Fassino.
Anche perché, purtroppo, i partiti europei, compreso quello socialista, altro non sono che la sommatoria di partiti nazionali, cosa che vorremmo cambiare in favore di soggetti veramente federalisti con legittimazione propria.
Detto questo, gli eletti al Parlamento Europeo di Sinistra Democratica sono e resteranno nel gruppo socialista, e su questo non vi è alcun dubbio.
Non solo siamo nel gruppo europeo, ma abbiamo contribuito a dirigerlo, io come vicepresidente responsabile per la politica estera, Claudio Fava come coordinatore della commissione "Libertà pubbliche", per non parlare del prestigio personale e politico di cui gode Giovanni Berlinguer in seno al Gruppo.
Una speranza per il Socialismo
In tutto questo congratularsi e sbracciarsi, dell'ultim'ora c'è qualche considerazione da fare che va ben al di la dei leccaggi di Berlusconi, di Veltroni e della pochezza morale di Gasparri.
La prima considerazione riguarda la svolta economica mondiale che è paragonabile a buon titolo a quella della caduta del muro di Berlino ... allora cadde un'Utopia, si rivelò la fine della concezione comunista e qualcuno pensò che il mercato da solo avrebbe potuto supplire a tutte le angosce universali.
Ebbene la novità che nessuno rimarca abbastanza è la presa d'atto che oggi il capitalismo è fallito.
E' fallito il Capitalismo inteso come onnipotenza del mercato, capace di risolvere da solo con le logiche del profitto e della libera concorrenza tutte le istanze economiche e sociali - E' fallito - non meno rovinosamente del muro - travolto dall'enorme scollamento prodotto tra speculazione ed economia reale.
Come interpretare se no tutte le ultime vicende, lo stesso Bush ha dovuto far ricorso in extremis a soluzioni Socialiste, lo stesso ha fatto a suo modo Tremonti e così stanno iniziando a fare tutti i paesi del mondo.